L’Intelligenza artificiale e il suo rapporto con l’intelligenza umana, il ruolo del ‘logos’ e del cervello umano sono stati i temi della lectio magistralis che il professore Massimo Cacciari ha tenuto oggi all’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’appuntamento, svoltosi nell’aula magna ‘Gaetano Salvatore’ della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II, è stato organizzato dall’Ufficio Formazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II in partnership con la SIR - Settimana internazionale della ricerca, manifestazione alla sua XX edizione che ha avuto come tema centrale ‘La matrice del vivente e l’avvenire della coscienza’.
“L’Intelligenza artificiale è una straordinaria conquista dell’intelligenza umana, ma più di altre rivoluzioni tecniche può comportare modifiche sostanziali antropologiche che non è detto che siano negative - ha detto il professore Cacciari -. Il problema dell’Intelligenza artificiale è usarla e non esserne usati ed è una questione critico-filosofica che dovrebbe essere presente a chiunque: l’IA non è un mezzo, non è uno strumento, è qualcosa che modifica radicalmente le nostre vite, i comportamenti. Non è una tecnica tradizionale, è una vera rivoluzione culturale”. Per Cacciari “l’IA può portare alla morte del discorso se si valuta il logos solo su ciò che è calcolabile, dimostrabile e tecnicamente risolvibile. Bisogna capire se a noi basta questa dimensione dell’intelligenza o se invece intendiamo coltivare anche una dimensione politica, critica, storica che sono cose che non si risolvono con l’IA né con un semplice rifiuto dell’IA”. A Cacciari è stato conferito il premio ‘Maestri del pensiero’. Ieri a Vittorino Andreoli, che ha tenuto una lectio nella sezione di lavoro ‘Elogio del cervello umano, elogio dell’umanesimo’, ha ricevuto il premio SIR per le Scienze Cliniche.
Ogni anno, infatti, la Settimana internazionale della ricerca assegna riconoscimenti a studiosi che hanno contribuito in modo significativo all'avanzamento della conoscenza.
“Cacciari, tra i massimi filosofi nazionali e internazionali, ha rappresentato con la sua riflessione teoretica, ma anche con la prassi e con le sue azioni, un connubio straordinario fra scienze della cura, scienze mediche e scienze umane – ha detto il rettore dell’Ateneo, Andrea Mazzucchi -. Credo sia fondamentale che l’Ateneo dedichi attenzione alla ricerca che è un nostro dato costitutivo e trovare un segmento temporale, come la Settimana internazionale della ricerca, che enfatizzi il ruolo della ricerca non solo nella sua produzione, ma anche come ricerca capace di farsi motore di innovazione è un’occasione importante”.
Nell’ambito della SIR, che si è sviluppata in 24 appuntamenti, sono stati affrontati questioni riguardanti terapie geniche, neuroprotesi, interfacce cervello-computer, psicofarmaci di precisione e algoritmi a supporto della diagnosi e delle decisioni terapeutiche che rendono sempre più sottile il confine tra terapia e potenziamento e tra corpo biologico e dispositivo.
“L’Azienda ospedaliera universitaria ha per sua missione la ricerca, la formazione, l’innovazione oltre che naturalmente l’assistenza – ha sottolineato il direttore generale dell’AOU Federico II, Elvira Bianco - una manifestazione come la Settimana internazionale della ricerca ci dà l’opportunità di avere l’interpretazione e la visione anche di altre professionalità quali psicologi, psichiatri e filosofi e questo ci deve essere di monito perché la medicina sta cambiando e noi dobbiamo uscire dal guscio della medicina tradizionale e iniziare ad approcciarci verso la medicina innovativa, ma mantenendo sempre la coscienza di medici”.
La Settimana internazionale della ricerca è stata ideata nel 2006 da Nelson Mauro Maldonato, professore di psicopatologia clinica alla Federico II e direttore scientifico dell'iniziativa, ed ha l'obiettivo di collegare le realtà scientifiche del Mezzogiorno ai circuiti della ricerca internazionale, ed è stata insignita nel 2018 della Medaglia del Presidente della Repubblica.
“La Settimana internazionale è stata pensato fin dall’inizio come un arcipelago di voci, di identità, di narrazioni e di racconto sulla scienza e la ricerca – ha spiegato Maldonado - lo scopo principale è stato portare a contatto diretto gli studenti con gli studiosi. Mi sembra che sia stata un’idea feconda perché molti di quelli che erano studenti ora formano persone, creando così un circolo virtuoso”.
di Redazione
15/10/2026 - 19:16
L’Intelligenza artificiale e il suo rapporto con l’intelligenza umana, il ruolo del ‘logos’ e del cervello umano sono stati i temi della lectio magistralis che il professore Massimo Cacciari ha tenuto oggi all’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’appuntamento, svoltosi nell’aula magna ‘Gaetano Salvatore’ della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II, è stato organizzato dall’Ufficio Formazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II in partnership con la SIR - Settimana internazionale della ricerca, manifestazione alla sua XX edizione che ha avuto come tema centrale ‘La matrice del vivente e l’avvenire della coscienza’.
“L’Intelligenza artificiale è una straordinaria conquista dell’intelligenza umana, ma più di altre rivoluzioni tecniche può comportare modifiche sostanziali antropologiche che non è detto che siano negative - ha detto il professore Cacciari -. Il problema dell’Intelligenza artificiale è usarla e non esserne usati ed è una questione critico-filosofica che dovrebbe essere presente a chiunque: l’IA non è un mezzo, non è uno strumento, è qualcosa che modifica radicalmente le nostre vite, i comportamenti. Non è una tecnica tradizionale, è una vera rivoluzione culturale”. Per Cacciari “l’IA può portare alla morte del discorso se si valuta il logos solo su ciò che è calcolabile, dimostrabile e tecnicamente risolvibile. Bisogna capire se a noi basta questa dimensione dell’intelligenza o se invece intendiamo coltivare anche una dimensione politica, critica, storica che sono cose che non si risolvono con l’IA né con un semplice rifiuto dell’IA”. A Cacciari è stato conferito il premio ‘Maestri del pensiero’. Ieri a Vittorino Andreoli, che ha tenuto una lectio nella sezione di lavoro ‘Elogio del cervello umano, elogio dell’umanesimo’, ha ricevuto il premio SIR per le Scienze Cliniche.
Ogni anno, infatti, la Settimana internazionale della ricerca assegna riconoscimenti a studiosi che hanno contribuito in modo significativo all'avanzamento della conoscenza.
“Cacciari, tra i massimi filosofi nazionali e internazionali, ha rappresentato con la sua riflessione teoretica, ma anche con la prassi e con le sue azioni, un connubio straordinario fra scienze della cura, scienze mediche e scienze umane – ha detto il rettore dell’Ateneo, Andrea Mazzucchi -. Credo sia fondamentale che l’Ateneo dedichi attenzione alla ricerca che è un nostro dato costitutivo e trovare un segmento temporale, come la Settimana internazionale della ricerca, che enfatizzi il ruolo della ricerca non solo nella sua produzione, ma anche come ricerca capace di farsi motore di innovazione è un’occasione importante”.
Nell’ambito della SIR, che si è sviluppata in 24 appuntamenti, sono stati affrontati questioni riguardanti terapie geniche, neuroprotesi, interfacce cervello-computer, psicofarmaci di precisione e algoritmi a supporto della diagnosi e delle decisioni terapeutiche che rendono sempre più sottile il confine tra terapia e potenziamento e tra corpo biologico e dispositivo.
“L’Azienda ospedaliera universitaria ha per sua missione la ricerca, la formazione, l’innovazione oltre che naturalmente l’assistenza – ha sottolineato il direttore generale dell’AOU Federico II, Elvira Bianco - una manifestazione come la Settimana internazionale della ricerca ci dà l’opportunità di avere l’interpretazione e la visione anche di altre professionalità quali psicologi, psichiatri e filosofi e questo ci deve essere di monito perché la medicina sta cambiando e noi dobbiamo uscire dal guscio della medicina tradizionale e iniziare ad approcciarci verso la medicina innovativa, ma mantenendo sempre la coscienza di medici”.
La Settimana internazionale della ricerca è stata ideata nel 2006 da Nelson Mauro Maldonato, professore di psicopatologia clinica alla Federico II e direttore scientifico dell'iniziativa, ed ha l'obiettivo di collegare le realtà scientifiche del Mezzogiorno ai circuiti della ricerca internazionale, ed è stata insignita nel 2018 della Medaglia del Presidente della Repubblica.
“La Settimana internazionale è stata pensato fin dall’inizio come un arcipelago di voci, di identità, di narrazioni e di racconto sulla scienza e la ricerca – ha spiegato Maldonado - lo scopo principale è stato portare a contatto diretto gli studenti con gli studiosi. Mi sembra che sia stata un’idea feconda perché molti di quelli che erano studenti ora formano persone, creando così un circolo virtuoso”.