Francesco Calzona, ex allenatore del Napoli e collaboratore di Luciano Spalletti, ha parlato a Tuttosport in vista di Juventus-Napoli.
Calzona, che idea si è fatto del momento della Juve dopo il tracollo di Genova?
"Una sola cosa: devono dare continuità, cambiano tutto troppo spesso. La storia dice che devono partire per vincere, ma bisogna essere onesti: la Juve di oggi non è competitiva come l’Inter e nemmeno come il Napoli, per esempio. Bisogna avere anni per costruire: lo vedete l’Arsenal? Devono andare anche oltre le pressioni. Non basta un anno, ci vuole tempo. Prima Sarri, poi Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e ora Spalletti: non si possono bruciare tutti questi allenatori".
Lei ha lavorato per un anno al Napoli con Spalletti. Che rapporto vi lega?
"È stato un piacere lavorare con lui perché ho imparato tantissimo, specialmente nella gestione: è un allenatore che dedica anima e corpo alla squadra, lavora 24 ore al giorno in funzione del club, tiene tutto sotto controllo personalmente. È un allenatore di grandissimo livello, perché specialmente nei grandi club non è facile avere tutto sotto controllo".
Cosa l’ha reso speciale a Napoli?
"Sicuramente la gestione di Osimhen, perché lui sapeva come prenderlo. Nei due anni di Spalletti a Napoli credo che Victor abbia dato il meglio di se stesso e questo senza dubbio è stato figlio della gestione del mister, che l’ha fatto rendere a un livello veramente sopra la media. Nessuno sa utilizzare come lui, a seconda dei momenti, il bastone e la carota".
di Redazione
30/10/2026 - 11:38
Francesco Calzona, ex allenatore del Napoli e collaboratore di Luciano Spalletti, ha parlato a Tuttosport in vista di Juventus-Napoli.
Calzona, che idea si è fatto del momento della Juve dopo il tracollo di Genova?
"Una sola cosa: devono dare continuità, cambiano tutto troppo spesso. La storia dice che devono partire per vincere, ma bisogna essere onesti: la Juve di oggi non è competitiva come l’Inter e nemmeno come il Napoli, per esempio. Bisogna avere anni per costruire: lo vedete l’Arsenal? Devono andare anche oltre le pressioni. Non basta un anno, ci vuole tempo. Prima Sarri, poi Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e ora Spalletti: non si possono bruciare tutti questi allenatori".
Lei ha lavorato per un anno al Napoli con Spalletti. Che rapporto vi lega?
"È stato un piacere lavorare con lui perché ho imparato tantissimo, specialmente nella gestione: è un allenatore che dedica anima e corpo alla squadra, lavora 24 ore al giorno in funzione del club, tiene tutto sotto controllo personalmente. È un allenatore di grandissimo livello, perché specialmente nei grandi club non è facile avere tutto sotto controllo".
Cosa l’ha reso speciale a Napoli?
"Sicuramente la gestione di Osimhen, perché lui sapeva come prenderlo. Nei due anni di Spalletti a Napoli credo che Victor abbia dato il meglio di se stesso e questo senza dubbio è stato figlio della gestione del mister, che l’ha fatto rendere a un livello veramente sopra la media. Nessuno sa utilizzare come lui, a seconda dei momenti, il bastone e la carota".