Il capitano dell’Inter per eccellenza. Javier Zanetti, prima bandiera e ora dirigente nerazzurro, si è raccontato ai microfoni del Corriere dello Sport, tra passato e presente. Un attualità che vede sulla panchina del club Cristian Chivu, compagno di squadra dello storico numero 4 per ben 159 volte: “È un uomo di rara intelligenza, preparatissimo, un grande motivatore. Lo ascolto quando parla alla squadra, arriva subito ai ragazzi. Cerca sempre la prestazione, che l’Inter ha sempre fatto, perfino con l’Arsenal che è la più forte d’Europa”. L’argentino è tornato anche sul percorso in Champions, dove l’Inter è reduce da tre ko consecutivi: “Avremmo meritato di più con Atletico e Liverpool, ci mancano quei due punti“.
Ne è passato di tempo da quando il classe ’73 arrivò a Milano, acquistato nell’estate del ’95 ma non certo con le aspettative di vivere un percorso così con l’Inter: “Ho saputo sfruttare un’opportunità. Dal Banfield all’Inter, il top, capirai, mi sono impegnato e curato. All’arrivo a Milano i giornalisti non mi considerarono affatto, trasparente, per loro ero l’accompagnatore di Rambert“.
Una vera e propria epoca nerazzurra, in cui si sono susseguiti diverse società e presidenti, ma in cui Zanetti è stato punto fermo: “Moratti è famiglia. Un rapporto, il nostro, che va molto oltre quello tra presidente e giocatore o dirigente. E quando dico Moratti intendo i Moratti, a partire da Massimo”.
Ma anche tanti allenatori: “Il legame più forte quello con Mourinho, senz’altro, è sempre con me, abbiamo fatto qualcosa di indimenticabile e forse irripetibile. E poi Gigi, che purtroppo non c’è più. Simoni un padre, rendeva tutto semplice. José invece è un leader, molto convincente, persuasivo. Ricordo la prima telefonata con lui: ‘Sono José Mourinho. Ho appena firmato per l’Inter, sarai il mio capitano, mi scuso se non parlo bene l’italiano’. Lo parlava benissimo. Diretto, leale, un allenatore straordinario“.
Tra i tanti giocatori con cui Zanetti ha condiviso il campo nei suoi anni da calciatore c’è ovviamente anche Messi: “Con Leo ho giocato cinque, sei anni in nazionale. Quando arrivò era giovanissimo e timido. Ma solo fuori dal campo. Gli ho visto fare cose pazzesche, lui è l’essenza del calcio“.
Riguardo al rapporto con Maradona, CT dell’Argentina ai Mondiali del 2010, lo storico capitano dell’Inter ha condiviso un retroscena particolare: “All’Inter c’era Mourinho, 2009. Diego arriva a Milano e mi dice che vorrebbe venire a cena al Gaucho, il mio ristorante. ‘Ci vediamo alle nove, nove e mezza’. Grandi preparativi, due tavoli lunghi, mogli e fidanzate, ricordo che era dei nostri anche Kily Gonzalez. Le dieci meno un quarto, le dieci. Telefonata. Diego è arrabbiato con l’autista che non trovava la strada. È a un chilometro dal ristorante, gli dico di non muoversi che passiamo a prenderlo noi. Quando arriviamo, era inverno, sotto zero, come ora, lo troviamo in piedi, vicino al semaforo, l’autista a pochi metri da lui non s’azzardava ad avvicinarsi. Diego è in bermuda, cappottone lungo fino ai piedi. Siamo andati a letto alle quattro".
di Redazione
23/01/2026 - 11:47
Il capitano dell’Inter per eccellenza. Javier Zanetti, prima bandiera e ora dirigente nerazzurro, si è raccontato ai microfoni del Corriere dello Sport, tra passato e presente. Un attualità che vede sulla panchina del club Cristian Chivu, compagno di squadra dello storico numero 4 per ben 159 volte: “È un uomo di rara intelligenza, preparatissimo, un grande motivatore. Lo ascolto quando parla alla squadra, arriva subito ai ragazzi. Cerca sempre la prestazione, che l’Inter ha sempre fatto, perfino con l’Arsenal che è la più forte d’Europa”. L’argentino è tornato anche sul percorso in Champions, dove l’Inter è reduce da tre ko consecutivi: “Avremmo meritato di più con Atletico e Liverpool, ci mancano quei due punti“.
Ne è passato di tempo da quando il classe ’73 arrivò a Milano, acquistato nell’estate del ’95 ma non certo con le aspettative di vivere un percorso così con l’Inter: “Ho saputo sfruttare un’opportunità. Dal Banfield all’Inter, il top, capirai, mi sono impegnato e curato. All’arrivo a Milano i giornalisti non mi considerarono affatto, trasparente, per loro ero l’accompagnatore di Rambert“.
Una vera e propria epoca nerazzurra, in cui si sono susseguiti diverse società e presidenti, ma in cui Zanetti è stato punto fermo: “Moratti è famiglia. Un rapporto, il nostro, che va molto oltre quello tra presidente e giocatore o dirigente. E quando dico Moratti intendo i Moratti, a partire da Massimo”.
Ma anche tanti allenatori: “Il legame più forte quello con Mourinho, senz’altro, è sempre con me, abbiamo fatto qualcosa di indimenticabile e forse irripetibile. E poi Gigi, che purtroppo non c’è più. Simoni un padre, rendeva tutto semplice. José invece è un leader, molto convincente, persuasivo. Ricordo la prima telefonata con lui: ‘Sono José Mourinho. Ho appena firmato per l’Inter, sarai il mio capitano, mi scuso se non parlo bene l’italiano’. Lo parlava benissimo. Diretto, leale, un allenatore straordinario“.
Tra i tanti giocatori con cui Zanetti ha condiviso il campo nei suoi anni da calciatore c’è ovviamente anche Messi: “Con Leo ho giocato cinque, sei anni in nazionale. Quando arrivò era giovanissimo e timido. Ma solo fuori dal campo. Gli ho visto fare cose pazzesche, lui è l’essenza del calcio“.
Riguardo al rapporto con Maradona, CT dell’Argentina ai Mondiali del 2010, lo storico capitano dell’Inter ha condiviso un retroscena particolare: “All’Inter c’era Mourinho, 2009. Diego arriva a Milano e mi dice che vorrebbe venire a cena al Gaucho, il mio ristorante. ‘Ci vediamo alle nove, nove e mezza’. Grandi preparativi, due tavoli lunghi, mogli e fidanzate, ricordo che era dei nostri anche Kily Gonzalez. Le dieci meno un quarto, le dieci. Telefonata. Diego è arrabbiato con l’autista che non trovava la strada. È a un chilometro dal ristorante, gli dico di non muoversi che passiamo a prenderlo noi. Quando arriviamo, era inverno, sotto zero, come ora, lo troviamo in piedi, vicino al semaforo, l’autista a pochi metri da lui non s’azzardava ad avvicinarsi. Diego è in bermuda, cappottone lungo fino ai piedi. Siamo andati a letto alle quattro".